Juve, troppi silenzi. Ferrara addio? E Lippi...
Andrea Losapio
Sono ore intense in casa Juventus. I bianconeri devono preparare la sfida di Coppa Italia, pensando al campionato, ovvero a quella zona Champions League distante quattro punti dopo la prestazione - sì opaca, ma migliore delle ultime - contro la Roma. Problemi? Tanti, addirittura troppi per la compagine di Ferrara, allenatore ad interim (sembra una barzelletta) fino alla partita di Coppa Italia, per poi pensare a un assalto a un allenatore.
Due mesi fa, prima della gara con l'Inter, parlavo di Stile Juventus pronto a essere riposto in soffitta, lo confermai un mese dopo, ci riprovo questa settimana. Effettivamente sembra quasi un esercizio di stile, mantenere Ciro Ferrara sulla panchina del club: buttata al vento la campagna acquisti più dispendiosa degli ultimi anni, persi i soldi della qualificazione Champions, cancellati i sogni scudetto che i tifosi cullavano gelosamente dopo anni di secondi posti.
In questo scenario, probabilmente Ranieri avrà pensato alla vendetta da consumare fredda: già settimana scorsa mi parlavano di panchina Juventus oramai saltata - anche se il CdA lo aveva confermato - ma che bisognava trovare un allenatore disposto a fungere da traghettatore. A sette giorni di distanza, tutto ancora tace. La Juventus società non parla, non dice, agisce (forse) nell'ombra: così si mette in dubbio tutta la credibilità della dirigenza, che non riesce a tastare il polso di una situazione compromessa.
Molti parlano di Ferrara come un allenatore giunto al capolinea, non importa quali saranno i risultati: e allora perché aspettare ancora? Bisogna agire rapidamente, per non ritrovarsi con il cerino - ancora una volta, e penosamente - in mano.
In questo senso è stato divertente l'intervento di Lippi, che si è discolpato per la situazione, dicendo che "non è colpa sua". Bene, prendiamone atto anche quando, fra qualche mese, dovremo scrivere di un divorzio dalla nazionale per diventare direttore tecnico della Juventus. Eppure Grosso e Cannavaro pare li abbia scelti lui, incoraggiandoli a tornare in Italia. Ha fatto la stessa cosa con De Sanctis - per sua stessa ammissione - anche se Buffon era già alla Juventus da titolare, e non avrebbe avuto senso portarlo a Torino per questo. Amauri, poi, dovesse ottenere il passaporto (possibilità? Non diamo percentuali, ma è in ballo dal 2006) come potrebbe far parte della nazionale? E per fortuna che Thiago Motta non sta giocando come l'anno scorso, altrimenti la zona grigia sarebbe stata ancora più ampia. Anche qui, la dirigenza non parla e non spiega, non dice se Lippi tornerà oppure no come dirigente, non racconta i retroscena degli acquisti Grosso e Cannavaro: probabilmente non c'è nulla da dire.




