Udinese, Di Natale: "Qui a vita"
Redazione TMW
Classe 1977, Antonio Di Natale - napoletano ormai consacrato bandiera dell'Udinese - ha vinto la scorsa stagione il titolo di capocannoniere del Campionato con 29 goal, venendo anche eletto "miglior giocatore italiano" del 2010. Ma Totò non è tipo da accontentarsi, e così eccolo anche questa stagione a mettersi in luce tra i goleador del nostro torneo (al momento di scrivere sono 26 le reti realizzate, alla pari del napoletano di maglia Cavani), stupendo anche e soprattutto per l'energia profusa in campo. Il segreto di questo super-trentenne? Sicuramente una grande professionalità dentro e fuori dal campo, coltivata in un habitat ideale come Udine, ma non solo...
A 33 anni (ne farà 34 il prossimo 13 ottobre, ndr) hai la determinazione e l'energia di un ragazzino che vuole e deve ancora dimostrare il suo valore. Dietro cosa c'è?
"Dal punto di vista fisico c'è il lavoro quotidiano, portato avanti con l'allenamento in campo ma anche in palestra con l'aiuto e la consulenza dello staff tecnico dell'Udinese. Al proposito, vorrei sfruttare l'occasione per ringraziare il professor Paolo Artico, che mi segue da vicino da un anno e mezzo tarando il lavoro settimanalmente così da farmi arrivare al top la domenica".
Il segreto sta dunque nel trainer, oltre che nella voglia di faticare ogni giorno?
"In effetti, se devo dare un consiglio ai lettori di MH, raccomando di trovarsi un bravo preparatore, con cui confrontarsi per riuscire a dosare il carico di lavoro nel tempo, adeguandolo alle condizioni del momento. Dare il massimo non significa strafare, ma arrivare sempre al limite consentito dal momento, oltre che ovviamente dall'età. E per non sbagliare, niente di meglio appunto che avere una persona qualificata, che ti segua passo dopo passo facendoti migliorare senza rischiare".
Abilità tecnica a parte, a stupire del tuo gioco è anche e soprattutto la reattività negli spazi brevi e l'esplosività in contropiede: come le alleni a livello muscolare?
"Facendo un po' di tutto. Nel senso che non lavoro solo per la tonicità e la forza delle gambe, ma anche delle braccia e del busto. Il tutto, come detto, secondo un programma di allenamento che viene stilato e deciso di settimana in settimana, con il lavoro in palestra che integra quello sul campo alla ricerca di una forma a 360°".
Un esercizio su tutti?
"Non ce n'è uno più importante degli altri, perché il risultato - come ho raccontato - è il frutto di un lavoro articolato e integrato. Posso però dire che gli esercizi che svolgo con maggiore frequenza riguardano il lavoro sul breve: scatti sui 15, 20 e 30 metri. Se proprio vogliamo cercare il segreto di un contropiede esplosivo, diciamo che possiamo cercarlo lì".
Dal punto di vista mentale, invece?
"Credo che per questo aspetto conti moltissimo il carattere, la personalità che hai. Motivazione e determinazione partono soprattutto da dentro, anche se possono poi essere sollecitati da altri fattori. Nel mio caso, ad esempio, c'è anche il fatto di essere il capitano di una squadra di grande tradizione come l'Udinese. Personalmente vivo questo fatto come un grande onore ma anche come una grande responsabilità e uno stimolo in più a impegnarmi fuori e dentro il campo, in partita come in allenamento: essere il capitano significa anche essere il primo a dare l'esempio, a continuare a lottare per dare il meglio partita dopo partita".
A proposito del tuo ruolo, rimarrai capitano dell'Udinese finché giocherai a calcio?
"Io non ho mai pensato di lasciare Udine. Anche nell'estate 2010, quando molti mi avvicinavano alla Juventus, la mia testa era completamente concentrata sulla gestione della mia Scuola calcio e non sulle voci di mercato. Ho sempre detto di volere chiudere la carriera a Udine perché sia il sottoscritto che la mia famiglia si trovano a meraviglia con la città, con l'ambiente e con la Società. Ecco perché la maglia dell'Udinese sarà l'ultima che indosserò. Essere sereni, e vedere che è serena la tua famiglia, conta molto di più di un aumento dell'ingaggio".




