Cucci: "Partita del Secolo botta di vita. Tedeschi pensavano di esser superuomini"
esclusivaLorenzo Marucci
Nel corso del TMW News, il programma televisivo di Tuttomercatoweb, è intervenuto Italo Cucci, storica firma del Corriere dello Sport-Stadio, con cui abbiamo rievocato la Partita del Secolo, Italia-Germania 4-3, che si giocò esattamente cinquanta anni fa. "L'immagine che mi viene in mente è l'abbraccio finale tra Riva e Rivera. Non mi aspettavo una botta di vita come quella. Ero in contatto telefonico con Brera perchè lavoravo al Guerin Sportivo e lui era il direttore. Al telefono mi diceva che aveva parlato con Rocco. 'Ci ha dato il titolo, usate: Danke...Schoen', in riferimento al ct della Germania e ai suoi errori. Cominciavo a sentire, ero a Milano, per le strade dei tumulti che mi facevano anche paura perchè li avevo sentiti per altre situazioni. Brera mi diceva intanto che i messicani capivano poco di calcio e si entusiasmavano... Eravamo alla fine degli anni di piombo, in un clima particolare e mi stupì che era tutto pieno di bandiere tricolori, che non era così di moda perchè era visto come uno strumento conservatore. Ci arrivavano telefonate, per me romangnolo di Cesenatico, che ci raccontavano che le strade erano piene e temevamo qualche scontro con i tedeschi perché le spiagge erano piene di tedeschi. E invece no, fu una festa fino alla mattina".
Fu davvero la Partita del Secolo?
"Forse aveva ragione Brera a dire che ai messicani bastava poco per entusiasmarsi... Per emozioni dico di sì. Dopo l'1-1 nasce una sequenza di errori incredibili. Fu una partita in cui vengono fuori gli eroismi, è un'Italia-Germania con rogne pregresse anche in ambito storico. Eppoi: al primo gol azzurro c'è un urlo, ma al gol tedesco c'è un uragano perchè i tedeschi potevano viaggiare più di noi, avevano più soldi. Loro in quella partita sono stati danneggiati dalla convinzione di essere superuomini, come Beckenbaur che se ne stava là dritto col braccio al collo a dirigere come fosse un generale. Noi invece ci siamo dati da fare. Ad ogni errore ci si voleva rifare a tutti i costi. E alla fine quell'abbraccio tra Riva e Rivera a dimostrazione che Gianni era ben voluto dal gruppo".
In finale con più energie l'Italia avrebbe potuto fare meglio col Brasile?
"Non siamo arrivati alla finale con un buon clima psicologico. Le ore che ci separavano dalla finale furono consumante in dibattiti, interventi politici. E questo ci ha danneggiato. Ma eravamo partiti con un gol nostro. Se avevamo i nervi a posto chissà. Magari sarebbe stato complicato marcare Pelè, ma non c'eravamo. Pelè tra l'altro fece un gol incredibile restando sospeso nell'aria".




