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Cordoba: "Il Triplete? Quel gruppo era troppo forte, doveva vincere per forza"

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Alessandra Stefanelli
sabato 16 maggio 2020, 23:45Archivio 2020
autore Alessandra Stefanelli
16.05.2020 23:45Archivio 2020
FotoTUTTOmercatoWEB
© foto di Daniele Mascolo/PhotoViews

Ivan Ramiro Cordoba, ex difensore dell’Inter e stella dei Triplete del 2010, è intervenuto oggi in diretta Instagram assieme a Javier Zanetti: “Lo Scudetto a Siena? Io stavo recuperando da un infortunio. È stato fantastico. penso che sia il traguardo più incredibile per un grande gruppo. Io penso che quella stagione dovesse andare così perché c’era un gruppo talmente forte che doveva vincere. Aveva una grande consapevolezza, ognuno giocava per l’altro. Poi avevamo un allenatore che aveva vissuto tante situazioni. A Barcellona sembrava che stessimo andando a giocare un’amichevole perché voleva che abbassassimo la tensione”.

Ancora su Mourinho: “Aveva un metodo di allenamento incredibile. Poi tutti davano il 100% anche se dovevano giocare due minuti”.

Sull’asado: “Era fondamentale dal punto di vista psicologico, lo abbiamo sempre fatto nei momenti più difficili. Si scherzava e si ripartiva di nuovo ricompattando l’ambiente. Poi era spettacolare. Io ho cercato di imparare a farlo, dico a casa che faccio un grande asado perché l’ho imparato dagli argentini. Uno dei primi asado l’ho mangiato a casa di tuo papà - ha detto a Zanetti - ed è stato il più buono che abbia mai mangiato”.

Sulla ripresa: “Non sappiamo se si giocherà o meno, ma la cosa fondamentale è la salute. L’importante è giocare in sicurezza senza mettere a rischio nessuno, altrimenti meglio chiudere”.

Sulla Colombia: “Hanno allungato la quarantena fino al 26 maggio. Hanno preso decisioni drastiche all’inizio, ma che hanno funzionato. Hanno chiuso aeroporti, impedito gli spostamenti delle persone, hanno messo bambini e persone con più di 75 anni in quarantena dall’inizio. Sembra che il virus sia stato abbastanza controllato, ora si sta cercando di riaprire per settori per far girare un po’ l’economia”.

Sulla vigilia della finale di Champions League di Madrid: “Abbiamo fatto tutti fatica a dormire. Ma penso che alla fine Santa Rita ci ha concesso un bel miracolo. In quel momento forse non i rendevamo conto nemmeno noi di quello che stavamo facendo”.

Sul suo ritiro: “Avevo fatto degli esami al ginocchio e avevo deciso di ritirarmi. Moratti mi aveva detto che voleva farmi ugualmente il contratto, ma io ho deciso che in quelle condizioni non me la sentivo. Speravo che il mister mi facesse giocare qualche minuto, non l’avevo detto a nessuno per non abbassare la tensione. E invece a sorpresa prima del riscaldamento avevate tutti la maglia numero due, è stato incredibile. Non volevo togliere attenzione alla gara, il gruppo veniva prima di tutto. In una carriera sono tanti i momenti, io ho sempre detto che li ricordo tutti, quelli brutti, quelli belli. Negli anni bui dicevamo sempre ‘Prima o poi dovremo vincere qualcosa per i tifosi’. Dobbiamo ringraziare loro e l’unico modo era vincere”.

Sul suo momento: “Sto gestendo un po’ il mio patrimonio, cerco di seguirlo più con calma in questo momento. Una delle cose che più mi prende tempo adesso è un progetto di un centro commerciale che abbiamo fatto in Colombia anche assieme ad ex calciatori, lo stiamo portando avanti e stava andando bene prima del Coronavirus, ora come tutte le cose si è fermato. Lo abbiamo fatto lì dove sono cresciuto anche per dare lavoro alle persone e far girare l’economia”.

Su Zanetti: “Stai dimostrando che se si lavora bene arrivano i risultati, tu non sei uno che si ferma, hai continuato a studiare. A volte uno finisce di giocare a calcio e pensa di poter fare il dirigente subito, ma non è così scontato, bisogna prepararsi, studiare tante cose che poi ti danno la capacità di risolvere le cose in quel campo. Quando fai il calciatore pensi a cose totalmente diverse. Tu non ti sei fermato, continui a studiare. Quando viaggi per lavoro non guardi solo come giocano a calcio, ma anche cos’altro c’è da fare e cosa può avere un impatto positivo nelle persone. È quello che l’Inter ha cercato di fare sempre”, riporta Fcinternews.it.