Da Varese al vertice della Serie A: parametri zero e non solo. Marotta guida la rinascita Inter
Ivan Cardia
Da Varese ai vertici del calcio italiano. L'Inter questa sera affronterà il Siviglia di Monchi, considerato un mago del mercato, anche se la sua avventura in Serie A non è stata decisamente fortunata. Ha tratti molto meno mistici, ma non per questo meno vincenti, anzi, l'ascesa di Giuseppe Marotta, classe 1957 e dal 13 dicembre 2018 uomo forte dei nerazzurri.
Rampulla, Casiraghi, Vieri. Gli inizi sono in casa. Prima Varese, poi Monza: parte da giovanissimo, ad appena 19 anni. Lancia talenti: la sua prima operazione di mercato ha il nome e il volto di Michelangelo Rampulla. Poi in Brianza trova in squadra Casiraghi e ne tratta la cessione alla Juventus. A Ravenna lancia Bobo Vieri, che ha esordito in B l'anno prima col Pisa. Dalla Romagna passa in Laguna, al Venezia, poi all'Atalanta. Tanti ottimi risultati, sul capo e sul mercato. Nel 2002 la vera svolta.
Gli anni d'oro alla Sampdoria. A Genova arriva in Serie B e richiama Walter Novellino, già suo allenatore ai tempi del Venezia. È subito promozione. In blucerchiato nasce un tandem che per anni è sicuramente florido ma sembra anche indissolubile: quello con Fabio Paratici. I due costruiscono una macchina quasi perfetta, che con l'accoppiata Cassano-Pazzini arriva fino ai preliminari di Champions League, nel 2010. Poi arriva la chiamata della Vecchia Signora.
Otto anni, sette scudetti. È questo il clamoroso bilancio di Marotta alla Juventus. Arriva l'1 giugno 2010, come direttore generale. La prima stagione, quella di Delneri, è di assestamento: settimo posto, come un anno prima. Ma basta a gettare le basi del ciclo d'oro. Durato, per Marotta, fino al 2018: l'addio è stato turbolento, anche se lo stile sabaudo impone self-restraint. Ma qualche straccio è volato. Cristiano Ronaldo pomo della discordia? Le parti dicono di no. Chi lo sa.
Parametri zero che passione. Prima dell'Inter, un passaggio su uno dei tratti distintivi di Marotta. Che non è soltanto dirigente da parametri zero, perché ha dimostrato (basti pensare all'affare Lukaku) di saper portare a termine anche colpi da 90. Ma sugli svincolati ha costruito buona parte delle fortune della sua Juve: Barzagli non lo è stato anche se ci assomigliava, Pirlo sì. E così anche Pogba, Dani Alves, Khedira, Llorente. Un modus operandi portato anche a Milano, vedasi il rinforzo De Vrij.
All'Inter. Senza Paratici, con Conte. Salutata la Madama, a stretto giro di posta arriva la chiamata dell'Inter. Che prova a vincere, "rubando" il modello Juve. In panchina trova Spalletti, che dura soltanto una stagione. Così Marotta chiama Conte. Tutto bene? Mica tanto, soprattutto nelle frecciate e nelle esternazioni del salentino, che saranno oggetto di discussione direttamente con Zhang. In campo, però, la Champions è garantita e l'Inter chiude a un punto dalla Juve, campione d'Italia, però, con tre giornate d'anticipo. Stasera c'è l'occasione di alzare un trofeo: sarebbe il quindicesimo in carriera, dopo quelli alla Juve. C'è da battere il Siviglia.




