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Da Varese al vertice della Serie A: parametri zero e non solo. Marotta guida la rinascita Inter

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Ivan Cardia
venerdì 21 agosto 2020, 17:15Archivio 2020
autore Ivan Cardia
21.08.2020 17:15Archivio 2020
FotoTUTTOmercatoWEB
© foto di Daniele Buffa/Image Sport

Da Varese ai vertici del calcio italiano. L'Inter questa sera affronterà il Siviglia di Monchi, considerato un mago del mercato, anche se la sua avventura in Serie A non è stata decisamente fortunata. Ha tratti molto meno mistici, ma non per questo meno vincenti, anzi, l'ascesa di Giuseppe Marotta, classe 1957 e dal 13 dicembre 2018 uomo forte dei nerazzurri.

Rampulla, Casiraghi, Vieri. Gli inizi sono in casa. Prima Varese, poi Monza: parte da giovanissimo, ad appena 19 anni. Lancia talenti: la sua prima operazione di mercato ha il nome e il volto di Michelangelo Rampulla. Poi in Brianza trova in squadra Casiraghi e ne tratta la cessione alla Juventus. A Ravenna lancia Bobo Vieri, che ha esordito in B l'anno prima col Pisa. Dalla Romagna passa in Laguna, al Venezia, poi all'Atalanta. Tanti ottimi risultati, sul capo e sul mercato. Nel 2002 la vera svolta.

Gli anni d'oro alla Sampdoria. A Genova arriva in Serie B e richiama Walter Novellino, già suo allenatore ai tempi del Venezia. È subito promozione. In blucerchiato nasce un tandem che per anni è sicuramente florido ma sembra anche indissolubile: quello con Fabio Paratici. I due costruiscono una macchina quasi perfetta, che con l'accoppiata Cassano-Pazzini arriva fino ai preliminari di Champions League, nel 2010. Poi arriva la chiamata della Vecchia Signora.

Otto anni, sette scudetti. È questo il clamoroso bilancio di Marotta alla Juventus. Arriva l'1 giugno 2010, come direttore generale. La prima stagione, quella di Delneri, è di assestamento: settimo posto, come un anno prima. Ma basta a gettare le basi del ciclo d'oro. Durato, per Marotta, fino al 2018: l'addio è stato turbolento, anche se lo stile sabaudo impone self-restraint. Ma qualche straccio è volato. Cristiano Ronaldo pomo della discordia? Le parti dicono di no. Chi lo sa.

Parametri zero che passione. Prima dell'Inter, un passaggio su uno dei tratti distintivi di Marotta. Che non è soltanto dirigente da parametri zero, perché ha dimostrato (basti pensare all'affare Lukaku) di saper portare a termine anche colpi da 90. Ma sugli svincolati ha costruito buona parte delle fortune della sua Juve: Barzagli non lo è stato anche se ci assomigliava, Pirlo sì. E così anche Pogba, Dani Alves, Khedira, Llorente. Un modus operandi portato anche a Milano, vedasi il rinforzo De Vrij.

All'Inter. Senza Paratici, con Conte. Salutata la Madama, a stretto giro di posta arriva la chiamata dell'Inter. Che prova a vincere, "rubando" il modello Juve. In panchina trova Spalletti, che dura soltanto una stagione. Così Marotta chiama Conte. Tutto bene? Mica tanto, soprattutto nelle frecciate e nelle esternazioni del salentino, che saranno oggetto di discussione direttamente con Zhang. In campo, però, la Champions è garantita e l'Inter chiude a un punto dalla Juve, campione d'Italia, però, con tre giornate d'anticipo. Stasera c'è l'occasione di alzare un trofeo: sarebbe il quindicesimo in carriera, dopo quelli alla Juve. C'è da battere il Siviglia.