Menu Serie ASerie BSerie CCalcio EsteroCalendariScommessePronostici
Eventi LiveCalciomercato H24MobileNetworkRedazioneContatti
Canali Serie A atalantabolognacagliaricomofiorentinafrosinonegenoainterjuventuslazioleccemilanmonzanapoliparmaromasassuolotorinoudinesevenezia
Canali altre squadre ascoliavellinobaribeneventocasertanacesenahellas veronalatinalivornomonzanocerinapalermoperugiapescarapordenonepotenzaregginasalernitanasampdoriasassuolo
Altri canali mondialimondiale per clubserie bserie cchampions leaguefantacalciopodcaststatistiche
esclusiva

Cadete: "Calcio, mondo di lobbies. Ora ricostruisco e vendo case"

ESCLUSIVA TMW - Cadete: "Calcio, mondo di lobbies. Ora ricostruisco e vendo case" TUTTOmercatoWEB
© foto di Marucci
autore
Lorenzo Marucci
martedì 28 aprile 2020, 19:49Archivio 2020

Arrivò al Brescia nel novembre del '94 ma non riuscì a lasciare traccia. Tredici partite, un solo gol. Un bottino molto misero soprattutto se si pensa che l'anno successivo in Scozia al Celtic segnò trenta reti. Sono passati ventisei anni dalla fugace apparizione del portoghese Jorge Cadete in serie A eppure riesce ancora a parlare abbastanza bene l'italiano: "Vi dico subito - racconta a Tuttomercatoweb.com - che oggi non ho più nessun legame col calcio. L'ho messo da una parte e vado avanti per la mia strada. Non mi piacciono le ingiustizie e le scorrettezze. Nel mondo del calcio c'è un gruppo di lobbies: per me se un colore è verde è verde. A volte invece succede che per molti ciò che oggi è verde domani è rosso..."

Riavvolgiamo il nastro: come ricorda l'esperienza al Brescia?
Intanto voglio dire che provo tanta tristezza per quel che è accaduto in Italia, un vero dolore per quel che ha passato il popolo italiano. Dicono che dopo queste tragedie l'essere umano cambierà ma secondo me dopo 2-3-4 mesi vissuti senza paura tornerà come prima. Parlando dell'esperienza al Brescia, non giocai molto e arrivai peraltro in una fase difficile della squadra, la classifica era brutta. Credo che adesso non sia difficile andare in Italia e farsi un po' di spazio, alla mia epoca invece soprattutto per gli attaccanti era più complicato. In Italia c'erano grandi difese e la marcatura a uomo. E poi in poco tempo non era semplice ambientarsi, conoscere una nuova cultura, la lingua. Ricordo che segnai un gol al Padova che mi fu annullato e poi segnai contro il Cagliari ma perdemmo quella partita. Se avessimo vinto forse ci saremmo salvati. Ricordo anche che in quella partita i tifosi del Brescia, delusi dalla squadra, rimasero in silenzio. In ogni caso ho imparato anche da quella stagione, arrivai senza sapere una parola d'italiano e sono poi migliorato molto".

L'aveva voluta Lucescu al Brescia
"Sì mi aveva richiesto anche due anni prima. Però ripeto era difficile anche a livello ambientale in quel momento. Ricordo che era un bel casino andare al Rigamonti: il giorno della partita non potevamo andare con le nostre macchine ma tutti chiusi in pullman. I tifosi volevano il massimo e una squadra che facesse risultato. Li comprendo perfettamente ma per un giocatore di un altro paese è ancora più difficile ambientarsi quando le cose non vanno bene".

L'anno successivo poi è esploso al Celtic...
"Trentatrè reti in quarantuno partite senza rigori. Era un calcio differente dal Portogallo o dalla Spagna. Lì bisogna giocare a calcio per segnare e per fare spettacolo. Non è più facile ma è più entusiasmante".

Oggi, diceva, segue poco il calcio...
"Il calcio per me non è una priorità. Se c'è un derby Sporting-Benfica non è che fermo tutto e mi metto davanti alla tv. No, io continuo a fare la mia vita".

Cosa conta attualmente per lei?
"Dopo i cinquanta anni ho deciso di pensare alla vita, in modo da fare ciò che voglio. Desidero sfruttare la vita, guardando il mare, la natura, le città. E aiutare le persone in difficoltà. Queste sono le cose più importanti".

Oggi di cosa si occupa?
"Ho due aziende in Portogallo. Una nel settore immobiliare: compro e vendo case. L'altro invece si occupa della ristrutturazione di case vecchie che poi vengono rivendute. Mi impegna tanto, il 75% del lavoro lo faccio io. Ma mi piace e come si suol dire: la cosa fondamentale è che alla fine di ogni giornata tu sia felice. E non importa se nel portafoglio hai più o meno soldi".

Del calcio cosa le rimane?
"La cosa più importante è la passione, quella dei tifosi. Non ci sono giocatori, presidenti o direttori che tengano".

Lei comunque per chi tifa?
"Per tre squadre che hanno il colore verde: Sporting, Setubal e Celtic".

Da portoghese ci dice qual è il segreto di CR7?
"Capacità, talento, possibilità di sfruttare la tecnologia negli allenamenti, alimentazione, riposo, gestione di se stesso".

© Riproduzione riservata