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Giorgio Chiellini a 360°. Dalla quarantena e la ripresa al futuro e il passaggio al gioco di Sarri

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Simone Bernabei
sabato 9 maggio 2020, 15:23Archivio 2020
autore Simone Bernabei
09.05.2020 15:23Archivio 2020
FotoTUTTOmercatoWEB
© foto di Daniele Buffa/Image Sport

Dopo l’intervista a la Repubblica, il capitano della Juventus Giorgio Chiellini ha parlato anche a Sky Sport per presentare la sua autobiografia, “Io, Giorgio”, in uscita il prossimo 12 maggio: “Nel libro mi sono messo a nudo, si vedono tante cose di me che le persone non conoscono. E’ un libro scritto col cuore e dentro ci ho messo tutto me stesso, ovviamente con le caratteristiche dello sportivo e di un ragazzo perbene. Ho avuto un’ottima educazione e genitori che mi hanno inculcato una cultura precisa. Sono partito da Livorno e piano piano ho trovato un’altra vita, ma quelle amicizie lì sono state un’ancora importante soprattutto in gioventù”.

Il mio periodo di isolamento? “Sono stati 2 mesi difficili e strani, vissuti in modo diverso. Io sono stato il primo mese al Centro Sportivo, poi sono andato a casa. Ho avuto tanto tempo per stare con mia moglie e le mie figlie, una cosa che non succederà più forse. Insomma sono stati giorni difficili, ma anche belli in cui riscopri valori della vita e del lavoro”.

Partendo dal libro in uscita, chi è Giorgio Chiellini? “E’ un calciatore della Juventus e della Nazionale che si è tolto tante soddisfazioni. E’ stato un percorso bello, lungo, difficile ma esaltante. Sono orgoglioso di quello che ho fatto, ancora non è finita ma era arrivato il momento di fare un punto della situazione, parlando di me a 360° con sentimenti e spiegando come ho vissuto la mia vita. L’idea è partita in estate, volevamo esser pronti per Natale poi l’infortunio e l’emergenza hanno fatto ritardare tutto. Come nella vita serve adattarsi a ciò che succede”.

Quale sarà il mio futuro? “Uno pensa tanto e alcune idee se le fa. Mi piacerebbe un percorso dirigenziale, anche se non so come, dove e quando. Devo capire molto, quali sono le mie qualità per esempio. Oggi mi vedo più in quel ramo piuttosto che come allenatore. Il calcio è la mia vita e ne farà sempre parte, spero di riuscire a fare ancora tante cose. Ora però voglio godermi gli ultimi anni, ho ancora qualcosa da dare in campo”.

I miei miglioramenti nel corso della carriera? “Per fortuna ci sono stati. All’inizio avevo esuberanza fisica e giocavo in fascia, ma sprecavo tanto in corse e duelli inutili. Questo spreco toglieva energie e lucidità dove serviva, ovvero nella fase difensiva. Poi ho imparato piano piano a giocare a calcio e a gestire le energie. Sono migliorate prima le idee, la testa, poi col lavoro quotidiano migliorano anche i piedi”.

La BBC e i successi di quella difesa? “Abbiamo fatto un po’ la storia di questo periodo alla Juve e nell’Italia. Insieme riuscivamo ad essere più forti della somma dei nostri valori. Si è creato qualcosa a livello di empatia che ha fatto alzare il nostro livello. Poi avere dietro Gigi ci ha aiutato tanto”.

Cosa penso di Barzagli? “Dei 4 era il più silenzioso, il più musone. Ma col suo humor ci faceva ridere e poi quando apriva bocca tutti lo ascoltavano. Una persona stimata ed un professionista eccezionale, credo che a livello internazionale sia stato sottovalutato, è arrivato a grandi livelli più tardi di altri ma ha fatto stagioni eccezionali”.

Come siamo arrivati al taglio degli stipendi? “Come capitano ho fatto da tramite, niente di più. Sono orgoglioso perché il gruppo ha capito il momento ed è andato incontro al club. Volevamo essere i primi per tracciare la strada. Mi sembrava doveroso farlo, per quello che sta passando il mondo”.

Cosa ho pensato il giorno dell’infortunio? “E’ stato un colpo per me, per il mister e per la squadra. In passato mi ero già fatto male, ma tutti problemi di lieve entità. E’ stato un colpo inaspettato, pensavo agli infortuni ma non ad uno così. Sono felice di averlo avuto a 35 anni e non a 25 però, mi sono fermato e ho potuto lavorare su tante cose. Nella più rosea della prospettive servirà ancora un mese per tornare a giocare, a quel punto sarebbero passati 9 mesi dall’infortunio. Anche il fatto che abbiano spostato l’Europeo mi aiuta, arriverò in migliori condizioni rispetto a come mi sarei presentato quest’estate pur avendo un anno in più di età”.

Cosa penso del ct Mancini? “Mi ha sorpreso la serenità che è riuscito a darci fin da subito. Poi in 2 partite ha capito le lacune e dove spingere per ripartire al meglio. Mi ha sorpreso, non è uno che parla molto, di parole ne dice poche ma tutte molto efficaci”.

Com’è stato il passaggio allo stile di Sarri? “Non è stato facile, il mio infortunio, i problemi di Cristiano a inizio anno e qualche situazione in divenire non hanno aiutato. Abbiamo avuto un po’ di alti e bassi, credo che il massimo siano state l’andata ed il ritorno con l’Inter e credo dovremo giocare sempre in quel modo”.

Come torna a lavorare un giocatore? “Domenica mi hanno avvisato, dicendo che martedì ci sarebbero state le visite mediche. Mi è dispiaciuto dirlo a mia figlia. Con la quarantena le emozioni vengono esasperate e non riesci ad essere così lucido. Ho preso la macchina e preparato le cose, ma ancora non avevo un grande stimolo nel tornare. Appena sono passato davanti allo stadio però ho provato un brivido dentro, è scattato qualcosa. Poi da qui a giocare ce ne passa, sarà dura per noi. Non siamo stati in vacanza, siamo stati 2 mesi in casa. A livello fisico siamo tutti sulla stessa barca, ci saranno dei rischi ma servono dei compromessi. Da una parte tutti vorremmo giocare domani, dall’altra vogliamo le giuste condizioni. Speriamo si trovi la soluzione giusta nei tempi giusti che io onestamente non conosco”.

Il gol alla Juve con la Fiorentina? “Qualche gol in allenamento gliel’ho fatto a Buffon, ne ho giocate talmente tante con lui… Quando segnai quel gol a Firenze ero contento, della Juve avevo vissuto poco e non mi sentivo ancora un giocatore bianconero. Poi quando sono in campo non riesco ad avere amici, in quei momenti penso solo a fare il meglio per la mia squadra. Per questo ho esultato, era giusto in quel momento anche se poi sono diventato il più juventino della storia della Juventus”.

Chi è Buffon per me? “Per me è un fratello maggiore, abbiamo vissuto tanti anni insieme. Ha una capacità innata di trasmettere emozioni. Da giovane avevo tanta caparbietà, volevo misurarmi e crearmi rispetto in un gruppo di campioni che per me erano inarrivabili. Ero il meno bravo o quasi, ma restavo lì e provavo a migliorarmi, a colmare il gap”.

Il ruolo di capitano? “Ho sempre pensato che ogni gruppo ha tanti capitani. Creare il gruppo è una delle cose più difficili, 25 giocatori di età e nazionalità diverse che devono remare tutti nella stessa direzione. Il compito è sulle spalle di quelli più anziani. Fino a qualche anno fa alla Juve c’era un gruppo base di italiani che aiutava in questo, ora è più complicato. C’è stata grande apertura da parte nostra per capire le esigenze di tutti, pur mantenendo la filosofia del club”.