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Speciale agenzie - Mino Raiola, ovvero chi ha trasformato i procuratori in delle star

Speciale agenzie - Mino Raiola, ovvero chi ha trasformato i procuratori in delle starTUTTO mercato WEB
sabato 26 dicembre 2020, 15:00Archivio 2020
Raimondo De Magistris
Oggi TMW racconta i profili che scrivono la storia del calciomercato. Un approfondimento ogni 30 minuti nello Speciale Agenzie

La storia più facile e difficile allo stesso tempo. Uno dei pochi procuratori, l'unico insieme a Jorge Mendes, a cui sono stati dedicati tanti articoli quanti a un calciatore di successo. Perché parli di procuratori e subito ti viene in mente lui, Mino Raiola. Nel bene e nel male. Un protagonista del mondo del calcio, un personaggio che Raiola s'è creato in modo scaltro e accurato. Senza lasciar nulla al caso, anche se all'apparenza sembrerebbe tutt'altro.
Già, l'apparenza. Raiola ne ha fatto quasi un segno distintivo della sua carriera. Mentre tutti gli uomini d'affari girano in giacca e cravatta, lui non disdegna t-shirt e infradito. E' frutto di un insegnamento ricevuto da bambino, dal padre che presto lasciò l'Italia per costruirsi con fatica e sudore le sue fortune in Olanda.
L'ha spiegato lui stesso: "Un giorno si presenta un cliente. È vestito male e sembra sporco. Mi accorgo che quel cliente ha scelto la bottiglia più costosa e dico a papà: ‘Sei sicuro che possa pagare?’. Non alza neanche gli occhi dal giornale: ‘Mino esistono due tipi di clienti. Il cliente e il cliente. Stappa il Sassicaia e sbrigati’. Lo straccione era ricchissimo. Fu una lezione. Non giudico mai dalle apparenze, non mi vesto in giacca e cravatta come mi insegnò il mio professore di storia. In un ristorante cresci in fretta. Impari a prenderti le tue responsabilità. Oggi quando un affare fallisce non penso mai ‘è colpa degli altri’, ma sempre ‘è colpa mia’".

Raiola opera da Montecarlo. Si avvale della stretta collaborazione dell'avvocatessa Rafaela Pimenta e definisce la sua agenzia: "L'unico vero Family Office di riferimento nel calcio". In Italia lavorano con lui pochi ma fidati collaboratori, come il cugino Vincenzo Raiola, l'avvocato Rigo e Sandro Martone. Pochi, ma fidati sono anche i collaboratori sparsi per l'Europa e per il mondo di un'azienda fortemente Raiolacentrica: tutte le decisioni più importanti vengono partorite dalla sua testa e passano per le sue mani.

Il primo trasferimento definito da Raiola fu quello di Bryan Roy al Foggia. Arrivò dopo un accordo col sindacato dei calciatori olandesi che gli permise di rappresentarli all'estero. Fu il passepartout per entrare da protagonista nel mondo del calcio: sarebbe potuto essere un punto d'arrivo, per Mino Raiola fu il punto di partenza. Pavel Nedved e Zlatan Ibrahimovic sono stati i giocatori che l'hanno consacrato tra i migliori agenti al mondo, l'attuale portfolio quello che conferma come ancora oggi sia sulla cresta dell'onda.
Per chi non lo sapesse, e davvero in pochi non lo sanno, Raiola ha tanti gioielli nella sua agenzia. E' lui a rappresentare Erling Haaland, il miglior giovane centravanti al mondo. E' lui a rappresentare Paul Pogba, Gianluigi Donnarumma, Zlatan Ibrahimovic, Marcus Thuram. Mathjis De Ligt, Marco Verratti, Alessio Romagnoli, Hirving Lozano, Kostan Manolas, Moise Kean, Justin Kluivert e tanti, tanti altri giocatori.
Al netto di ciò, Mino Raiola è però soprattutto uno self made man. Un procuratore che disdegna le intermediazioni perché lui lavora per i suoi assistiti, non per i club, e che quando deve curare il trasferimento di un suo assistito rifiuta categoricamente l'inserimento di qualsiasi altro procuratore. "Io conosco tutti, non ho bisogno di intermediari", la risposta ricorrente. Un procuratore d'altri tempi ma ancora pienamente al centro della scena.