Il record dell'Udinese: solo l'1% dei minuti sono "italiani"
Andrea Losapio
C'è stato un periodo in cui l'Udinese era un modello virtuoso per tutti. Perché con poco riusciva a fare calcio a livello altissimo, quasi stellare. Poi, con l'approdo del Watford in Premier League, piano piano le redini della società sono state allentate, con risultati paradossalmente molto differenti rispetto a quelli raggiunti per anni, precedentemente. Salvezze risicate, qualche rischio di troppo, investimenti sbagliati. Succedeva anche quando c'erano gli Alexis Sanchez o i Gokhan Inler, oppure i Bierhoff e gli Amoroso, ma si perdevano nel marasma delle grandi prestazioni dei bianconeri, sempre più vicini alla zona Europa che non a quella rossa della retrocessione.
Ora uno studio del CIES, l'osservatorio del calcio, spiega come l'Udinese sia il fanalino di coda per l'utilizzo di giocatori autoctoni nel calcio europeo.
Solo Francesco Lodi, un minuto in campionato, e Gabriel Angella, trentanove in totale per due presenze, hanno giocato nella società friulana. Il che significa l'uno per cento (1%!), di gran lunga il peggiore dato per i primi cinque campionati presi in considerazione. Poi c'è, ça va sans dire, il Watford, ancora dei Pozzo: in due squadre, sommate, è dieci per cento. Poi c'è la Fiorentina, al 14%, Chelsea (16%), Augsburg e Manchester United, al 17%.
Al top europeo, al contrario, l'Osasuna, con il 97%, poi il Nancy, l'Athletic Bilbao e il Sassuolo in Europa. Forse non bastano questi numeri per sottolineare come il declino del calcio italiano vada di pari passo rispetto a quelli degli altri grandi campionati: la Premier è sotto il 50% con 16 club su 20, mentre Spagna e Francia sono ben sopra rispetto a tutte le altre.




