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Norvegia, la generazione d'oro che ricorda il Belgio. Primo fallimento, ma il futuro è suo

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Gaetano Mocciaro
venerdì 9 ottobre 2020, 14:42Archivio 2020
autore Gaetano Mocciaro
09.10.2020 14:42Archivio 2020
FotoTUTTOmercatoWEB
© foto di Imago/Image Sport

La vittoria della Serbia sulla Norvegia è la prima grande delusione per una selezione, quella del paese scandinavo, destinata a diventare a breve protagonista sulla scena mondiale.

Un Paese che non ha mai avuto grande tradizione nel mondo del calcio, se si eccettua il decennio che va dal post-Italia '90 a Euro 2000 dove crebbe una bella generazione, capace di partecipare a due Mondiali e un Europeo, permettendosi nel '94 di eliminare nelle qualificazioni l'Inghilterra e di vincere a Francia '98 contro il Brasile. Un periodo florido nel quale uscirono fuori giocatori come Tore Andre Flo, Ronny Johnsen, Henning Berg, Jahn "Mini" Jakobsen, Kjetil Rekdal, John Carew e soprattutto Ole Gunnar Solskjaer. Una generazione che ha dato vita anche a quella attuale. Sì, perché a USA '94 parteciparono Goran Sorloth e Alf-Inge Haaland, i cui figli Alexander ed Erling Braut sono le colonne portanti della selezione attuale e quella futura. Figlio d'arte anche Martin Odegaard, figlio di Hans Erik, che in nazionale non vi è mai arrivato ma che ha una lunga militanza nel massimo campionato norvegese.

Una situazione, quella della Norvegia, che ricorda sotto certi aspetti quella del Belgio di dieci anni fa: una nazionale modesta che improvvisamente ha visto tra le mani una generazione di campioncini divenuti fuoriclasse di fama mondiale. Haaland, Odegaaard, Sorloth, Berge, Ajer e l'ultimo arrivato Hauge potrebbero essere i nuovi Lukaku, De Bruyne, Hazard, Mertens, Witsel, Vertonghen e Vermaelen. Anche i diavoli rossi all'alba di quella generazione mancarono gli Europei del 2012. Per poi approdare dalla porta principale ai Mondiali del 2014 fino all'exploit quattro anni più tardi in Russia. Occhio pertanto a questa Norvegia.